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Anche il territorio di S.Giacomo coinvolto nelle trivellazioni petrolifere Stampa E-mail
Scritto da Oscar De Lena   
30 aprile 2011 S.Pio
trivellazione_petrolio-icoarticolo estratto da Primonumero
Petrolio, richieste choc: trivellare l’intero Basso Molise
Dopo il via libera alle perforazioni al largo delle Tremiti, ora quattro multinazionali del petrolio hanno messo nel mirino Basso Molise e nord della Daunia. L’obiettivo è trovare l’oro nero con due diverse richieste di trivellazioni che riguardano oltre 500 chilometri quadrati e ben 14 comuni, 9 dei quali molisani: Termoli, Campomarino, Guglionesi, Petacciato, San Giacomo, San Martino, Portocannone, Ururi e Rotello. Intanto dalle Diomedee rilanciano l’invito alla protesta prevista al porto termolese sabato 7 maggio.
Cinquecento chilometri quadrati da trivellare. Quattordici comuni, nove dei quali in Molise, rischiano di vedersi sventrati dalle perforazioni di quattro società alla ricerca di petrolio. Il territorio individuato è quello del Basso Molise e del nord della Daunia. Da Petacciato a Lesina, passando per Termoli e altri sette comuni del Basso Molise più diversi paesi del foggiano. Due diverse richieste di permesso giacciono negli uffici del ministero dell’Ambiente. Due istanze che fanno tremare le gambe a migliaia di cittadini. Il rischio di veder compromesso per sempre il territorio è alto.Sono quattro, come detto, le compagnie petrolifere che hanno messo nel mirino Basso Molise e nord della Daunia, convinte che nel sottosuolo ci siano giacimenti di oro nero, di chissà che qualità. Non ci sono quindi solo le richieste della irlandese Petroceltic, ormai prossima a trivellare i fondali delle isole Tremiti, a disturbare il sonno dei bassomolisani. La dissennata caccia al petrolio guarda ora anche alla terraferma. In realtà, le due istanze in esame al ministero, sono tutt’altro che una novità. Una delle due è datata infatti 28 marzo 2007 e porta un nome paradossale: “Il Convento”. Si tratta della richiesta in fase più avanzata. A quanto pare infatti, la Regione Molise ne sarebbe già a conoscenza e avrebbe richiesto di poter visionare i progetti. E’ questa l’istanza che rischia maggiormente di sventrare il territorio al confine fra Molise e Puglia. Si tratta di un permesso che riguarderebbe un territorio decisamente ampio. Ben 412 chilometri quadrati da trivellare, oltre 229 in Puglia e più di 182 in Molise, per qualcosa come 13 Comuni interessati.
Le due ditte, la “Compagnia generale idrocarburi” e la “Appenine Energy” hanno individuato il territorio potenzialmente fornito di oro nero in un’area che va da Termoli fino a Lesina. Nello specifico, verrebbero perforati in Molise, oltre alla città adriatica, i paesi di Campomarino, Guglionesi, San Giacomo degli Schiavoni, San Martino in Pensilis,
Portocannone, Ururi e Rotello. Per la Puglia, Chieuti, Serracapriola, San Paolo Civitate, Torremaggiore e, appunto, Lesina. L’altra istanza, firmata dalla Vega Oil e dalla Vittorito Petroleum, è più recente e porta la data del 31 marzo 2010. E’ intitolata “Colle della Guardia”. Il territorio è più circoscritto e riguarda interamente il Basso Molise per un totale di oltre 83 chilometri quadrati fra Termoli, Petacciato, Guglionesi e San Giacomo. L’iter di questa procedura risulterebbe essere ancora alle fasi preliminari.
A leggere le due istanze risulta però difficile restare indifferenti. Se fossero concessi i permessi anche solo per gli studi iniziali, territori a vocazione turistica come quello del Basso Molise e del nord della Daunia, verrebbero irrimediabilmente compromessi. E guardando alla costa molisana, non si può far finta di non sapere che si tratta di un’area che dal punto
di vista ambientale ha già pagato uno scotto non quantificabile in termini di insediamenti industriali che già condizionano la qualità della vita dei cittadini. Ora la speranza è che le istituzioni regionali e non solo loro, si oppongano con tutte le proprie forze a quella che rischia di essere una condanna a morte per il futuro ambientale e turistico di queste zone.
A guardare i precedenti però, non c’è da essere molto fiduciosi, tanto per l’opposizione praticamente inesistente messa in atto da palazzo Moffa, quanto per il via libera già concesso dal ministero alle perforazioni alle Tremiti.
Non si è ancora spenta infatti, l’eco della decisione shock del ministro Prestigiacomo che ancora ieri, 27 aprile, ha ribadito il suo sì ai permessi di trivellazioni dei fondali al largo delle Diomedee da parte della Petroceltic. «Ci opporremo con tutte le nostre forze – hanno ribadito le associazioni tremitesi “Le Cinque Isole”, “Punto a capo”, “La Mejofauna” -
attuando blocchi navali e manifestando con tutti i mezzi che avremo a disposizione. Il nostro unico petrolio sulle isole è il turismo, ed è il petrolio che è stato cercato fino ad oggi, con l’istituzione della riserva marina e del parco terrestre ad opera proprio del Ministero dell’Ambiente». I tremitesi hanno ribadito come «la distanza di 12 miglia dalle piattaforme non è assolutamente sufficiente a garantire la mancanza d’impatto ambientale nei fondali marini, nostri veri tesori, oltre all’avvelenamento e il conseguente bioaccumulo nei pesci, che avverrà anche in condizioni ottimali di lavoro delle piattaforme, come segnalato inoltre nelle istanze presentate dalla Petroceltic, compromettendo la salute degli stessi ed in assoluta incompatibilità con le restrizioni della nostra riserva». Rinnovato quindi l’appuntamento per la grande manifestazione di protesta del 7 maggio a Termoli. Con questi due nuovi cappi al collo del Basso Molise, la speranza è che anche i cittadini della terraferma rispondano presente.
(Pubblicato il 28/04/2011)
 

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